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1 settembre 2007


Garavaglia, dai lavavetri agli incendi: la sicurezza è un costo e va pagato

Maria Pia Garavaglia ha compiuto sessant’anni lo scorso 10 agosto. È una delle donne impegnate in politica più famose, in Italia. Già esponente della Democrazia Cristiana, è stata ministro della Sanità durante il Governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi e al vertice della Croce Rossa Italiana dal 1995 al 2002. Oggi nei DL-La Margherita, è il vicesindaco di Roma, al fianco di Walter Veltroni dal 2003.
Interviene stamattina sul quotidiano
Europa firmando l’editoriale su una delle questioni più sentite nel dibattito che sta accompagnando la costituzione del Partito Democratico.

La sicurezza ha un costo, e va pagato

di MARIAPIA GARAVAGLIA

La reazione dei cittadini all’ordinanza antilavavetri vale molto più di tutte le analisi sociologiche che hanno abbondato sui giornali nei mesi estivi a proposito della sicurezza. È vero che il fenomeno delle rapine in villa è molto sentito, soprattutto in certe aree del paese, come è anche indiscutibile che in alcune zone urbane vige un diffuso clima di illegalità che spaventa i residenti onesti. Ma un altro timore il cittadino lo vive quotidianamente a un incrocio, a un semaforo, a bordo della sua auto.
Sia chiaro, percezione non significa che si tratti di un vero rischio.
Il pericolo rappresentato dalla stragrande maggioranza dei lavavetri è in genere molto basso, ma resta il fatto che l’italiano medio – come dimostra l’interesse suscitato in questi giorni, sui giornali, ma anche per strada e nei bar, dall’iniziativa presa a Firenze – non li accetta. È un rifiuto trasversale, che supera le barriere ideologiche, culturali e di provenienza che la politica non può non considerare o sottovalutare, perché frutto di un sentire profondo del paese e del suo corpo elettorale.
Pur avendo qualche ragione anche chi sostiene che in realtà i lavavetri sono solo i poveri disgraziati manovali di gruppi criminali vasti, potenti e ramificati, personalmente non posso non condividere le parole di Giuliano Amato.
Amato che, a differenza di tanti politici che parlano e giudicano dal salotto, conosce cosa accade ai semafori, ma anche negli stadi, nei quartieri degradati, nelle zone ad alta criminalità, in quella parte del paese, cioé, da cui sorge il grido d’aiuto di tanti cittadini. Non so se sia di destra o di sinistra ascoltarli, so solo che ciò è un compito cui le istituzioni non possono sottrarsi. Non capisco dunque il dibattito che si svolge al momento all’interno del centrosinistra su cosa fare. La sicurezza è un diritto, dunque una priorità e un’emergenza che va risolta.
La discussione deve essere non sul se ma sul come.
E sul come mi permetto di suggerire alcune idee. Ognuno ricorda quella bruttissima parola, tesoretto, definizione fasulla con cui per mesi si è indicato il surplus dei nostri conti pubblici e che con l’estate è uscita di scena per far posto ad altri alti argomenti, spesso anche futili. Chiamiamolo con il suo nome, surplus, e destiniamolo alla sicurezza. La maggioranza dei problemi che si riscontrano nel tutelare l’integrità e le proprietà dei cittadini dipende infatti dalla mancanza di fondi adeguati.
Qualche esempio. L’Italia è flagellata dagli incendi e spesso i pompieri, il personale indispensabile per combatterli, non sono in numero sufficiente per affrontare l’emergenza.
Secondo caso, le forze dell’ordine.
Ad esse è richiesto il compito primario di garantire la sicurezza.
Ma è possibile che ciò avvenga quando, sono parole di Amato, le auto di polizia e carabinieri sono ferme nei depositi per mancanza di benzina, causa le ristrettezze del bilancio? Altro esempio ancora.
In estate le città d’arte – la maggioranza quindi dei centri abitati del nostro paese – si riempiono, per fortuna, di turisti. Oltre a spendere e a contribuire al nostro benessere, i visitatori consumano e sporcano.
Spesso in alcuni ambienti, come il centro delle grandi metropoli, la loro presenza porta con sé un innalzamento fisiologico di fenomeni preoccupanti quali la violenza, il vandalismo, l’alcolismo e lo spaccio degli stupefacenti.
Questi problemi possono essere risolti solo con ingenti trasferimenti alle amministrazioni locali perché li investano nel rafforzamento delle polizie municipali e nel decoro urbano, poiché solo in un ambiente in cui vige la legge e l’ordine i fenomeni citati non si verificano.
Alla luce di tutto ciò, fermo restando che le istituzioni e le forze dell’ordine devono sempre agire con ogni mezzo e con il massimo dell’impegno senza cercare giustificazioni, rimane il dato incontestabile che la sicurezza invocata dai cittadini costa, e anche tanto. Usiamo questi fondi, in primo luogo, per la tutela dei cittadini. Non perdiamoci in discussioni interminabili e trasformiamo almeno una parte significativa del surplus in un aumento dei quadri dei vigili del fuoco, in un ampliamento della flotta di Canadair, in più fondi per le forze di polizia, in trasferimenti ai comuni per poter garantire ordine e decoro. Sono misure elementari i cui effetti, se portate a termine, potranno essere percepiti da chiunque, di destra o di sinistra, povero o ricco, veneto o siciliano.

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