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9 settembre 2007


SEGNALAZIONI / A Cagliari parte la campagna “Come ti vorrei” sul programma del Pd sardo

A Cagliari, venerdì 14 settembre prossimo, parte la campagna “Come ti vorrei per la definizione del programma del nascente Partito democratico sardo, organizzata dall’Unione comunale di Cagliari dei Democratici di Sinistra e dal coordinamento cittadino della Margherita.
Il programma si articola in quattro assemblee territoriali, suddivise per circoscrizioni e denominate “Idee dai quartieri”, e in tre assemblee tematiche dedicate al Poetto (la spiaggia del capoluogo sardo, nella foto), alla dismissione dei beni militari e alla sanità.
Non saranno iniziative a sostegno di singoli candidati, ma assemblee pubbliche in cui i partecipanti si confronteranno sulle idee. L’obiettivo è favorire un’ampia partecipazione dei cittadini, non solo degli iscritti ai partiti, alla discussione intorno ai contenuti che dovranno animare il nuovo soggetto politico. L’idea è quella del partito come collettore di spunti e proposte, ma anche come sede di tutela dei contributi che arriveranno dai cittadini, in vista delle elezioni per l’assemblea costituente del Pd prevista per il 14 ottobre prossimo. In ciascuna occasione saranno raccolti i contributi, anche con la distribuzione di cartoline da compilare con spunti, suggerimenti e critiche.
La campagna si chiuderà il 5 ottobre, con una manifestazione in cui saranno presentati i risultati della campagna.


5 settembre 2007


Giuseppe Di Vittorio tra le foto in bianco e nero dell’album del nascente Partito Democratico

Ieri, martedì 4 settembre, La Gazzetta di Capitanata (inserto della Gazzetta del Mezzogiorno) ha pubblicato una lettera aperta dell'assessore foggiano Lino Del Carmine sul Partito Democratico. La riproponiamo di seguito.

Stiamo ricostruendo nuove speranze, nuova fiducia

di LINO DEL CARMINE

Da sindacalista, da amministratore che si occupa di Legalità, di Politiche del lavoro e di Immigrazione, permettetemi, tra le foto in bianco e nero dell’album del nascente Partito Democratico, di far fare capolino alla figura di Giuseppe Di Vittorio. Sessantadue anni fa, alla tribuna del Congresso di tutte le organizzazioni sindacali d’Italia che si svolgeva a Napoli, gioiva del fatto che, per «la prima volta in tutta la storia d’Italia, i lavoratori comunisti, socialisti, cattolici, repubblicani, anarco-sindacalisti e senza-partito, si sono trovati insieme».
Quella fotografia scattata con queste parole, mi è tornata in mente come fosse il ritratto dei nostri nonni, delle reciproche culture che hanno alimentato sessant’anni di storia repubblicana. All’alba di quella storia, sempre Di Vittorio si diceva fiducioso del fatto che «la Repubblica dimostrerà che un potere popolare non può essere e non sarà settario o fazioso, ma libero e generoso».
Questi giorni di costituente di un partito, di una parte che non vuole essere «settaria o faziosa», sono giorni che stanno ricostruendo nuove speranze, nuova fiducia.
Quel carattere «non settario non fazioso» penso si esprima nelle parole con cui Walter Veltroni ha avviato la narrazione di questa nuova storia. Una storia che mi appare avere le caratteristiche di quell’entusiasmo degli inizi della Repubblica italiana, entusiasmo popolare che si unisce, si ritrova insieme venendo da diverse culture politiche, tutte convinte che sia necessario «fare un’Italia nuova», «un’Italia unita, moderna, giusta», come ha detto Walter Veltroni candidandosi alla guida del Partito Democratico.
Il grande movimento delle primarie serve a trovare le energie popolari a questa consapevolezza diffusa in tutti i discorsi che ci scambiamo al bar e per le strade delle nostre città. Le primarie hanno il compito di tradurre questo senso comune in un fatto politico.
Esiste un radicato senso comune che chiede di costruire «condizioni di uguaglianza, riconoscendo i meriti e i talenti dei singoli, promuovendo l’innalzamento dei livelli di istruzione e di sapere, combattendo la discriminazione, il clientelismo, l’illegalità, che frenano lo sviluppo e opprimono i ceti popolari». Di «porre rimedio all’emergenza ambientale: alla febbre del pianeta, alla riduzione della biodiversità e agli inquinamenti». Di fabbricare un partito «partito plurale, con meccanismi affidabili di partecipazione, con una trasparente dialettica interna, con una vera cultura riformatrice».
A me piace l’idea che questo Partito Democratico sia anche «capace di radicalità, se ciò significa non aver paura di cambiare a fondo la struttura e le forme del potere, dai rapporti di lavoro alle istituzioni, né di contrastare le cristallizzazioni sociali e gli interessi dei più forti». Traggo questi concetti dal documento con cui si è formata, a livello nazionale, l’idea di costituire una lista “A sinistra per Veltroni”. Penso che qui, nella nostra Puglia, nella storia politica passata e recente, nella storia politica che stiamo vivendo, queste caratteristiche di “riformismo radicale”, lungi dall’essere una contraddizione, sono invece una coordinata per produrre quelle profonde trasformazioni che la nostra gente vuole.
Ho, abbiamo esperienza di quanto vasto sia stato il sentimento popolare che chiedeva alla politica di «operare per il rafforzamento del diritto internazionale e per le istituzioni della pace». Non come richiamo vuoto, ma con un serio impegno «su scala globale contro la povertà, le malattie, lo sfruttamento». Lo sappiamo perché ascoltiamo, in questa terra di immigrazione, le storie dei “nuovi italiani”, come li ha definiti Veltroni.
Ho, abbiamo esperienza di quanto sia sentito il bisogno di promuovere i diritti civili e di cittadinanza, di «combattere l’omofobia e garantire la parità per tutte le persone, in modo tale che la loro vita sociale non sia più negativamente condizionata a causa dell’orientamento sessuale o delle scelte individuali relative alla vita privata e all’affettività».
Ho, abbiamo esperienza di quanto sia sentito il bisogno di riaffermare «il primato del lavoro (in tutte le sue forme: lavoro dipendente e lavoro autonomo): la sua qualificazione e valorizzazione; più cultura e più diritti; più regole contro la precarietà e l’incertezza».
Ho, abbiamo esperienza di come sia respinta l’idea di un Sud senza Italia, di come sia sentita, invece, la necessità di un partito nazionale, italiano, che sappia cogliere le «domande di giustizia e di innovazione che vengono espresse nei diversi territori».
Come dice il documento della lista “A sinistra per Veltroni”: «Sia per il Nord che per il Sud c'è bisogno di una democrazia capace di decidere, di sburocratizzare i rapporti fra cittadino e Stato. C’è bisogno di un sistema formativo che funzioni e crei uguaglianza. Serve una lotta senza tregua contro il crimine e contro le sue cause».
Queste cose ce le diciamo a ogni angolo di strada delle nostre città. Dobbiamo darci appuntamento, domenica 14 ottobre, per affermarle in maniera organizzata, aperta, regolata. Il nostro voto, il voto dei cittadini della provincia di Foggia alle primarie del Partito Democratico, quei 5 euro sono il prezzo per organizzare i nostri bisogni e le nostre aspirazioni. Un modo civile per mettere energia nel progetto di fare un’Italia nuova. I figli accompagnando i padri e i nonni ai seggi dell’Italia nuova.
Come diceva Di Vittorio parlando a Firenze, nel 1954, alla Conferenza nazionale delle donne lavoratrici: «Noi non domandiamo l’impossibile. Domandiamo ciò che è realizzabile e che è giusto».


1 settembre 2007


Garavaglia, dai lavavetri agli incendi: la sicurezza è un costo e va pagato

Maria Pia Garavaglia ha compiuto sessant’anni lo scorso 10 agosto. È una delle donne impegnate in politica più famose, in Italia. Già esponente della Democrazia Cristiana, è stata ministro della Sanità durante il Governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi e al vertice della Croce Rossa Italiana dal 1995 al 2002. Oggi nei DL-La Margherita, è il vicesindaco di Roma, al fianco di Walter Veltroni dal 2003.
Interviene stamattina sul quotidiano
Europa firmando l’editoriale su una delle questioni più sentite nel dibattito che sta accompagnando la costituzione del Partito Democratico.

La sicurezza ha un costo, e va pagato

di MARIAPIA GARAVAGLIA

La reazione dei cittadini all’ordinanza antilavavetri vale molto più di tutte le analisi sociologiche che hanno abbondato sui giornali nei mesi estivi a proposito della sicurezza. È vero che il fenomeno delle rapine in villa è molto sentito, soprattutto in certe aree del paese, come è anche indiscutibile che in alcune zone urbane vige un diffuso clima di illegalità che spaventa i residenti onesti. Ma un altro timore il cittadino lo vive quotidianamente a un incrocio, a un semaforo, a bordo della sua auto.
Sia chiaro, percezione non significa che si tratti di un vero rischio.
Il pericolo rappresentato dalla stragrande maggioranza dei lavavetri è in genere molto basso, ma resta il fatto che l’italiano medio – come dimostra l’interesse suscitato in questi giorni, sui giornali, ma anche per strada e nei bar, dall’iniziativa presa a Firenze – non li accetta. È un rifiuto trasversale, che supera le barriere ideologiche, culturali e di provenienza che la politica non può non considerare o sottovalutare, perché frutto di un sentire profondo del paese e del suo corpo elettorale.
Pur avendo qualche ragione anche chi sostiene che in realtà i lavavetri sono solo i poveri disgraziati manovali di gruppi criminali vasti, potenti e ramificati, personalmente non posso non condividere le parole di Giuliano Amato.
Amato che, a differenza di tanti politici che parlano e giudicano dal salotto, conosce cosa accade ai semafori, ma anche negli stadi, nei quartieri degradati, nelle zone ad alta criminalità, in quella parte del paese, cioé, da cui sorge il grido d’aiuto di tanti cittadini. Non so se sia di destra o di sinistra ascoltarli, so solo che ciò è un compito cui le istituzioni non possono sottrarsi. Non capisco dunque il dibattito che si svolge al momento all’interno del centrosinistra su cosa fare. La sicurezza è un diritto, dunque una priorità e un’emergenza che va risolta.
La discussione deve essere non sul se ma sul come.
E sul come mi permetto di suggerire alcune idee. Ognuno ricorda quella bruttissima parola, tesoretto, definizione fasulla con cui per mesi si è indicato il surplus dei nostri conti pubblici e che con l’estate è uscita di scena per far posto ad altri alti argomenti, spesso anche futili. Chiamiamolo con il suo nome, surplus, e destiniamolo alla sicurezza. La maggioranza dei problemi che si riscontrano nel tutelare l’integrità e le proprietà dei cittadini dipende infatti dalla mancanza di fondi adeguati.
Qualche esempio. L’Italia è flagellata dagli incendi e spesso i pompieri, il personale indispensabile per combatterli, non sono in numero sufficiente per affrontare l’emergenza.
Secondo caso, le forze dell’ordine.
Ad esse è richiesto il compito primario di garantire la sicurezza.
Ma è possibile che ciò avvenga quando, sono parole di Amato, le auto di polizia e carabinieri sono ferme nei depositi per mancanza di benzina, causa le ristrettezze del bilancio? Altro esempio ancora.
In estate le città d’arte – la maggioranza quindi dei centri abitati del nostro paese – si riempiono, per fortuna, di turisti. Oltre a spendere e a contribuire al nostro benessere, i visitatori consumano e sporcano.
Spesso in alcuni ambienti, come il centro delle grandi metropoli, la loro presenza porta con sé un innalzamento fisiologico di fenomeni preoccupanti quali la violenza, il vandalismo, l’alcolismo e lo spaccio degli stupefacenti.
Questi problemi possono essere risolti solo con ingenti trasferimenti alle amministrazioni locali perché li investano nel rafforzamento delle polizie municipali e nel decoro urbano, poiché solo in un ambiente in cui vige la legge e l’ordine i fenomeni citati non si verificano.
Alla luce di tutto ciò, fermo restando che le istituzioni e le forze dell’ordine devono sempre agire con ogni mezzo e con il massimo dell’impegno senza cercare giustificazioni, rimane il dato incontestabile che la sicurezza invocata dai cittadini costa, e anche tanto. Usiamo questi fondi, in primo luogo, per la tutela dei cittadini. Non perdiamoci in discussioni interminabili e trasformiamo almeno una parte significativa del surplus in un aumento dei quadri dei vigili del fuoco, in un ampliamento della flotta di Canadair, in più fondi per le forze di polizia, in trasferimenti ai comuni per poter garantire ordine e decoro. Sono misure elementari i cui effetti, se portate a termine, potranno essere percepiti da chiunque, di destra o di sinistra, povero o ricco, veneto o siciliano.


31 agosto 2007


Da Bologna la Rete Articolo 49

Roberto Giorgi Ronchi, avvocato che ha prestato assistenza legale nell’associazione “Antigone”. Lilia Infelice, economista industriale di origine calabrese formatasi alla scuola degli economisti industriali di Bologna. Riccardo Lenzi, impegnato nel coordinamento della rete Unirsi , nel Comitato promotore del PD del quartiere Reno di Bologna, nella rete civica Res Publica. Paolo Orioli e Valerio Serra, della Rete dei Cittadini per L'Ulivo.
Sono i cinque sottoscrittori di un documento-appello «per un contributo alla rigenerazione della democrazia nel nostro Paese e per un autentico impegno costituente». Invitano a contribuire alla costruzione di una carta comune tra le liste che si presenteranno alle assemblee costituenti nazionale e regionali, in tema di statuto e grandi linee del progetto politico.
Rete Articolo 49 (dall’articolo della Cosituzione italiana che prescrive che «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale») è anche diventato un sito-blog.
Info: retearticolo49pd@gmail.com


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30 agosto 2007


PD? Dico la mia!” Tante voci per il nuovo partito

Alla Festa dell’Unità di Genova, in corso fino al 16 settembre, sarà distribuito il questionario “PD? Dico la mia!”. È stato realizzato dalla scuola di formazione politica “Per fare politica”, nell’ambito del progetto “In prima fila”, con domande sui valori fondanti del Partito Democratico, i principali obiettivi che il nuovo partito deve perseguire per il nostro paese e come si deve organizzare.
Al questionario è possibile dare una sola risposta a ogni domanda, segnando con una X quella che più si avvicina all’opinione dell’intervistato anche se non coincide perfettamente. Qualora si sia tentati di dare più di una risposta alla stessa domanda perché corrispondono almeno in parte al modo di pensare dell’intervistato, l’invito è a segnare solo quella che si considera prioritaria. Ecco il questionario.

1. UN PARTITO DI VALORI

1.1. Per quanto riguarda la democrazia reale e i suoi valori, il PD:

• non aggiunge né toglie nulla alla attuale situazione
• tende a assorbire il dinamismo di movimenti e partiti minori
• alza il livello di democrazia del Paese

1.2. Per quanto riguarda la convivenza e la giustizia sociale e civile, il PD:

• è maggiormente in grado di coalizzare idee e iniziative per il lavoro e per il benessere sociale anche attraverso un’equa distribuzione della ricchezza e delle opportunità
• non sarà in grado di esprimere almeno nel prossimo futuro l’idealità e la mobilitazione necessarie
• realisticamente riuscirà ad esprimere una sintesi programmatica in cui prevarranno soluzioni più o meno valide o pasticciate di cultura laica o cattolica

1.3. Per quanto riguarda legalità e sicurezza, il PD:

• deve agire con estremo rigore e con efficacia e coerenza legislativa e repressiva partendo dal presupposto che la legalità non è né di destra né di sinistra
• deve gestire la situazione con buon senso e tolleranza combattendo la psicosi della illegalità diffusa.
• deve perseguire un disegno di ampio respiro che vada alle radici del disagio e dell’agire criminale

1.4. Per quanto riguarda i valori della famiglia, il PD:

• punta alla difesa indiscutibile dei valori tradizionali con una forte attenzione alle convinzioni morali e alle consuetudini sociali e religiose del nostro paese
• punta alla salvaguardia di alcuni valori tradizionali sia cattolici che laici tenendo tuttavia conto dei profondi cambiamenti del tessuto sociale
• punta a garantire al massimo possibile ogni libertà individuale e di coppia.

1.5. Per quanto riguarda la globalizzazione e il ruolo internazionale, il PD:

• conferma le scelte di schieramento fatte dal paese e punta al superamento dei conflitti attraverso il rafforzamento degli organismi internazionali
• dovrà puntare ad una politica di interesse strettamente nazionale limitando gli impegni e i vincoli in particolare europei quando troppo onerosi
• dovrà schierarsi senza indugi per il disimpegno italiano da qualsiasi fronte a qualsiasi titolo aderendo solo ai grandi temi di salvaguardia dell’ambiente e della pace.


2. UN PARTITO PER L’ITALIA

2.1. In Italia nel rapporto centro periferia, quale linea deve adottare il PD:

• Un ruolo più forte dello Stato sul territorio
• Più decentramento amministrativo e federalismo fiscale
• Razionalizzare l’attuale situazione

2.2. I due paesi, il Nord il Sud e il PD

• Il PD deve appoggiare una forte e aggressiva iniziativa antimafia in tutto il Sud perché altrimenti esisteranno sempre due paesi
• E’ necessario un piano per il Sud di investimenti e iniziative di lungo periodo in vari campi per costruire le basi di un salto di qualità.
• Il Sud e il Nord sono solo categorie geografiche e più si usano due pesi e due misure più le differenze si accentuano

2.3. Le infrastrutture del paese (strade, autostrade, ferrovie, porti, discariche, ecc.) sono insufficienti e arretrate rispetto alle esigenze, il PD:

• Deve considerare una priorità assoluta la loro realizzazione o modernizzazione e, nell’interesse superiore del paese, contrastare ogni logica particolaristica non giustificata e il “no a tutto” o il “non nel mio giardino”.
• Deve avviare un processo di dialogo con tutti gli attori interessati dagli interventi strutturali seguendo nel limite del possibile le indicazioni ricevute ma poi proseguendo senza indugi per la strada definita in tempi prefissati
• Deve accettare in ogni caso il parere delle popolazioni locali e dei comitati spontanei dei diretti interessati ricercando soluzioni alternative

2.4. La pressione fiscale anche a fronte di servizi pubblici non sempre efficienti è piuttosto rilevante, il PD:

• Deve soprattutto portare avanti una politica di forte disimpegno dello Stato da alcuni servizi non essenziali in modo da ridurre i costi pubblici
• Deve in particolare rivedere l’attuale struttura di tassazione perché non è equa e colpisce soprattutto le classi meno abbienti.
• Deve soprattutto appoggiare le iniziative volte a contrastare l’evasione fiscale e rendere più efficiente e meno costosa la macchina burocratica

2.5. Per quanto riguarda il funzionamento della giustizia, il PD:

• Con la Riforma Mastella il processo di riordinamento della magistratura è praticamente cosa fatta
• La Riforma Mastella deve essere solo l’inizio di un processo di vera riforma della giustizia il cui vero problema per il cittadino sono i tempi e i costi oltre, naturalmente, la certezza della pena
• La giustizia è allo sfascio e il PD deve diventare meno accondiscendente con un sistema in gran parte disorganizzato e fortemente inefficiente.

2.6. Per quanto riguarda il rapporto fra politica e cittadini, il PD:
• Per prima cosa deve preoccuparsi della revisione della legge elettorale Berlusconi che ha favorito la frantumazione e l’instabilità politica
• Per prima cosa deve dare un forte segnale di cambiamento dal punto di vista morale impegnandosi senza tentennamenti contro i privilegi che il sistema politico e amministrativo hanno costruito per sé in tutti questi anni.
• Per prima cosa deve costruire o ripristinare un reale rapporto di ascolto e di partecipazione con i cittadini

2.7. Pensioni, lavoro, benessere sociale il PD:

• Deve difendere l’accordo sulle pensioni e sul welfare perché era il migliore che si potesse fare dati i vincoli e i cambiamenti in essere, come per esempio l’aumento dell’età media
• Deve darsi l’obiettivo di aumentare ulteriormente l’età pensionabile considerato il considerevole aumento dell’età media.
• Deve considerare che l’accordo che è stato fatto offre un cattivo se non pessimo esempio di politica di sinistra

2.8. Sanità, welfare, il PD

• Deve difendere la sanità pubblica ma anche incentivare quella privata
• Per garantire una migliore efficienza deve portare avanti un disegno di privatizzazione della sanità
• Deve mantenere la sanità in ambito pubblico migliorandone l’efficienza

2.9. Ricerca, sviluppo industriale ed economico, formazione, il PD:

• Dovrebbe essere favorevole a spostare risorse anche da altri servizi pubblici perché la ricerca è strategica per lo sviluppo del paese
• Dovrebbe essere favorevole a spostare risorse sulla ricerca ma alla condizione che non venga mai intaccato il livello dei servizi primari e sociali (sanità, assistenza, eccetera).
• Dovrebbe sostenere il principio di un maggior coinvolgimento del sistema industriale limitando il proprio apporto diretto e delegando ai finanziamenti europei la ricerca di base.

2.10. Immigrazione, integrazione, multiculturalità e PD:

• L’Italia è un paese ospitale ed è giusto e opportuno favorire l’immigrazione regolare per le esigenze produttive del paese agevolando il più possibile gli scambi fra culture, razze e religioni diverse
• Il nostro paese deve controllare di più gli ingressi e migliorare l’efficienza e l’efficacia del sistema di accoglienza in modo da selezionare meglio gli stranieri, favorendo una integrazione senza traumi da una parte e dall’altra.
• Il “buonismo” non è buona politica soprattutto di questi tempi. Bisogna aumentare il livello di attenzione e i controlli e stabilire un livello di tolleranza, superato il quale è necessario agire in modo drastico.


3. UN PARTITO DEMOCRATICO

3.1. La prima preoccupazione negli obiettivi e nell’attività quotidiana del partito

• L’interesse generale del paese
• L’interesse delle classi popolari e disagiate
• L’interesse del proprio elettorato di riferimento

3.2. Governo del paese e Partito Democratico

• Non deve esserci alcuna contraddizione fra le scelte che vengono fatte a livello governativo e i programmi e le iniziative del PD
• Partito e governo sono due cose ben distinte per cui è lecito che il Partito possa trovarsi in disaccordo e contestare il Governo ed è lecito che il Governo porti avanti istanze proprie e non condivise assumendosene le responsabilità
• Bisogna sempre trovare una giusta mediazione perché l’attività governativa è per forza di cose sottoposta a vincoli e necessità che esulano dalla volontà e dalla capacità di intervento dei singoli partiti.

3.3. Dissenso interno, correnti, gruppi, interessi di lobby, il PD:

• Il PD è un partito forte proprio grazie alle differenze esistenti. L’importante è che si riesca a trovare una sintesi comune attraverso il dialogo e il lavoro sugli obiettivi.
• Il PD è un partito nuovo in cui è necessario rimescolare le carte della propria appartenenza originaria favorendo nuovi apporti esterni
• Attraverso la lotta e la concorrenza fra opinioni diverse e diversi modi di affrontare le cose vincono i migliori e quindi si avrà la possibilità di emergere meglio anche nella lotta politica esterna.

3.4. Organizzazione, coinvolgimento, il PD:

• Deve essere una organizzazione basata sui propri iscritti regolarmente tesserati
• Si deve poter basare oltre che sui propri iscritti anche su simpatizzanti e attivisti della società civile che condividono ideali o attività
• Bisogna pensarlo come più come un “movimento” che come un “partito” e quindi il più flessibile ed eterogeneo possibile

3.5. Differenza di genere, il PD:

• La presenza femminile in politica è un elemento costitutivo della democrazia per cui è giusto stabilire che il 50% delle cariche interne e esterne siano affidate per regolamento alle donne del Partito
• La presenza femminile in politica è un elemento di grande valore democratico e organizzativo ma contano anche le abilità personali per cui è opportuno favorire la presenza femminile ma senza stabilire quote rigide
• In politica contano le persone. Donne o uomini che siano devono saper fare, saper rappresentare il Partito e i suoi valori e saper comunicare. E questi più che il sesso di appartenenza devono essere gli unici metri di valutazione.

3.6. Dirigenti del Nuovo Partito
• E’ determinante che abbiano molta esperienza e provengano dalle file delle precedenti organizzazioni e dall’attività politica quotidiana
• Serve una maggiore apertura al nuovo che premi anche l’ascesa di persone non necessariamente appartenenti ai precedenti partiti
• E’ opportuno cambiare tutto e tutti e dare inizio ad una nuova generazione di dirigenti di partito.

3.7. Qualità personali delle persone con ruoli di responsabilità nel PD
• In particolare essere bravi comunicatori, presentarsi bene, dialogare con i mass media, attirare attenzione e simpatia
• In particolare essere affidabili politicamente, di appartenenza definita, coerente e trasparente, buoni punti di riferimento organizzativo e politico
• In particolare devono avere capacità di fare squadra, attivismo e movimento, stimolare le persone a fare, lavorare per obiettivi e per progetti più che per ruoli definiti

SESSO M F

ETA’ ______

CITTA’ DI RESIDENZA ___________

PROFESSIONE ______________________

TITOLO DI STUDIO
• Elementare
• Media inferiore
• Media superiore
• Università

ALLE ULTIME ELEZIONI POLITICHE HO VOTATO ____________________________


30 agosto 2007


“Laboratori aperti” nelle quattro province abruzzesi

Due giovani dirigenti della Margherita abruzzese, il lancianese Francesco Piccirilli, componente della direzione regionale dei Dl, e il pescarese Massimiliano Perazzetti, membro dell’assemblea federale e del comitato promotore regionale del Partito Democratico, in queste settimane stanno dando vita a un'iniziativa originale, che si proietta oltre la data del 14 ottobre. Si tratta dei “Laboratori aperti dei democratici riformisti”. I primi due “Laboratori aperti” sono nati a Lanciano, in provincia di Chieti, e a Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara. Il progetto-sistema coinvolge le quattro province abruzzesi, che saranno messe in rete con un laboratorio aperto regionale, sintesi delle progettualità politiche e programmatiche rappresentate dai territori. Diverse città di piccole e medie dimensioni hanno già aderito. Il progetto prevede la costituzione di luoghi di incontro aperti per partecipare, interagire e confrontarsi con gli amministratori locali su progetti, temi e vertenze ed elaborare proposte organizzative.
Sono una trentina le città abruzzesi dove i dirigenti regionali della Margherita stanno organizzando i “Laboratori aperti” assieme agli amministratori locali e agli esponenti dei Democratici di sinistra, e a breve saranno messi in Internet i primi laboratori locali. A livello regionale il laboratorio aperto di sintesi sarà costituito i primi di settembre.
A ottobre arriverà in Abruzzo il sindaco di Venezia e direttore del Centro di formazione politica (Cfp) di Milano, Massimo Cacciari. «Il Laboratorio diventerà a breve uno strumento indispensabile e innovativo, dove i giovani amministratori abruzzesi potranno confrontarsi liberamente sulla necessità del fare politica unitamente alle collettività -spiegano Piccirilli e Perazzetti- pensando che il parametro di riferimento da recuperare è la tutela del bene pubblico, confinata ad un angolo da una classe dirigente priva di spinta propulsiva».


27 agosto 2007


L'appello di Gawronski

Il Comitato per le Liste Gawronski, per sostenere la candidatura di Pier Giorgio Gawronski (nella foto) alla segreteria nazionale del Partito Democratico, invita a visitare il sito www.gawronski.it, a partecipare al forum e inviare idee via e-mail.
«Se vorrai sostenerci con il voto o candidarti tu stesso all’Assemblea Costituente del PD, noi siamo a tua disposizione», scrive in una mail lo staff del candidato che sollecita una «rivoluzione civile», per «liberare l’Italia dalle “caste”, cominciando da quella dei politici e dai suoi meccanismi, per un paese in cui vengano riconosciuti i meriti e non i privilegi»
Info: Comitato per le Liste Gawronski - Tel. 334 8342852 – email: staffgawronski@gmail.com


26 agosto 2007


A Barletta nascono “Gli Arcobaleni per il Partito Democratico”

A Barletta è stata costituita l’associazione politico-culturale di cittadinanza attiva “Gli Arcobaleni per il Partito Democratico”. A livello istituzionale, hanno aderito quattro esponenti dei Democratici di Sinistra: i consiglieri comunali Franco Ruta e Nicola Defazio, il 36enne assessore comunale Emanuele Doronzo e il presidente della circoscrizione “Borgovilla-Patalini” Vito Tupputi. «L’associazione - si legge nel documento- è attualmente costituita sia da soggetti provenienti da partiti e movimenti progressisti del centrosinistra e sia soggetti che per la prima volta vivono un’esperienza politica». Coordinatore e portavoce è Gianni Tiani, attualmente nel direttivo dei Ds di Barletta. «L’associazione -spiegano i fondatori- si prefigge lo scopo di riunire gli uomini e le donne che credono in quel progetto riformista sulla base del quale sarà caratterizzato il nuovo Partito Democratico. In attuazione del principio di cittadinanza attiva, questa associazione si pone l’obiettivo di favorire il rapporto tra il cittadino e le istituzioni in termini di partecipazione, confronto e progettualità».


26 agosto 2007


Servodio, creiamo luoghi da cui possa nascere una proposta unitaria di candidatura alla segreteria del Pd pugliese

Il dibattito sviluppatosi fino ad oggi sulla stampa e attraverso le lettere fra autorevoli personalità del nascente Partito democratico, rischia di deludere ampie fasce di coloro che guardano all’appuntamento del 14 ottobre, data prefissata per lo svolgimento delle elezioni primarie dello stesso Pd, come una decisiva occasione di rinnovamento del modo di fare politica.
Proprio per questo, i Riformatori per l’Ulivo, tra i primi antesignani della nascita del Partito democratico, hanno organizzato per domani, lunedì 27 agosto, alle ore 18.30, a Bari, nella sede dell’agenzia “Il Corsivo”, un incontro aperto per riaffermare l’esigenza di luoghi condivisi in cui interpretare le attese dei cittadini nei confronti di una svolta nel modo di fare politica, con particolare riferimento alla necessità di attrarre quelle esperienze diffuse del cattolicesimo democratico, sociale e popolare che nel Partito democratico possono trovare la compiuta espressione dei valori della solidarietà, dell’equità sociale, dello sviluppo dei territori, dell’innovazione.
All’incontro, parteciperà l’assessore Regionale Guglielmo Minervini. A me toccherà il compito di presentare l’iniziativa. Fin d’ora posso dire che la preoccupazione più forte riguarda l’eccessiva enfatizzazione della leadership del partito regionale, laddove il partito nuovo non può ricalcare un modello individualista, ma deve saper coniugare progetto politico e contenuti, con un “profilo di guida” ad essi coerenti.
Questa strada non è stata percorsa. Il Partito democratico nasce per eliminare i vecchi vizi della partitocrazia, ma non può assecondare una deriva populista in nome di una lotta “antipolitica” delegata a singole personalità.
Per questo, è urgente porre la realizzazione di luoghi di confronto politico da cui non si può escludere che possa nascere una proposta unitaria di candidatura che si richiami all’area di Walter Veltroni.
Giusy Servodio
Deputato dei Dl-La Margherita su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di domenica 26 agosto 2007


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25 agosto 2007


Un Pd maggioritario, per un centrosinistra di nuovo conio

Ieri l’anticipazione della prefazione al libro di Walter Veltroni, che raccoglie il discorso programmatico del 27 giugno, al Lingotto di Torino, in cui il sindaco di Roma si è candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico. Oggi, sul quotidiano “Europa”, l’editoriale di Francesco Rutelli.
L’uno e l’altro accentuano il profilo più dirompente che caratterizza la sfida delle primarie del 14 ottobre: dare vita a un partito nuovo che garantisca rappresentanza politica maggioritaria e fortemente caratterizzata nella sua identità riformista.
Riproduciamo di seguito le due riflessioni.


Un partito maggioritario

di WALTER VELTRONI

L'Italia ha bisogno di un partito che si proponga di dare cultura di governo al bipolarismo italiano. Se le parole hanno un senso, questo significa che il Partito democratico nasce per superare l'idea che quel che conta è vincere le elezioni. Ovvero battere lo schieramento avversario mettendo in campo la coalizione più ampia possibile, a prescindere dalla sua coerenza interna e dalla sua effettiva capacità di governare il Paese.

Il Partito democratico nasce per affermare un'idea diversa e nuova: quel che conta è governare bene, sulla base di un programma realistico e serio. E lo schieramento che si mette in campo deve essere coerente con questo obiettivo. Non si tratta solo di un ribaltamento dello schema tattico che ha dominato il bipolarismo italiano in questa lunga transizione. Si tratta di una rivoluzione culturale e morale. Si tratta di restituire moralità alla politica. Si potrebbe dire che si tratta di affermare una visione “antimachiavellica” della politica stessa: scopo della politica non è organizzare la forza necessaria alla conquista e alla conservazione del potere. Questo è semmai un vincolo strumentale, che non può e non deve essere trascurato. Ma il fine della politica deve essere un altro: deve essere il perseguimento dell'interesse del Paese, attraverso la costruzione del necessario consenso attorno a un programma di governo.

È precisamente questo che intendiamo, quando diciamo che il Partito democratico è un partito "a vocazione maggioritaria": un partito che punta non a rappresentare questa o quella componente identitaria o sociale, per quanto ampia possa essere, ma a porsi l'obiettivo di carattere generale di conquistare nel Paese i consensi necessari a portare avanti un programma di governo, incisivamente riformatore. Non per questo, un partito a vocazione maggioritaria, quale il Pd deve essere, è una forza che si pensa come autosufficiente: al contrario, è un partito che intende valorizzare l'alleanza di centrosinistra. E intende farlo sulla base del principio fondamentale della democrazia dell'alternanza, per il quale le alleanze di governo si fanno e si disfano davanti agli elettori, prima del voto. Ma il Pd nasce per riordinare, nel bipolarismo, la gerarchia dei valori tra la coalizione e il programma: è il programma comune, un programma di governo e non genericamente elettorale, che fonda la coalizione, non viceversa: non si può giustificare la vaghezza o l'ambiguità del programma, in nome del feticcio dell'unità della coalizione. Sarebbe come considerare la parte più importante del tutto, il partito (o la coalizione) più importante del Paese.

Del resto, in nessuna grande democrazia europea sarebbe immaginabile presentarsi agli elettori con una coalizione priva dei requisiti minimi di coesione interna, tali da rendere credibile la sua proposta di governo: un'operazione politico-elettorale siffatta non avrebbe alcuna possibilità di vittoria, perché sarebbe inesorabilmente bocciata dagli elettori. In Gran Bretagna come in Spagna, in Germania come in Francia, i partiti che intendono candidarsi a governare non possono dar adito ad alcun dubbio circa la loro affidabilità. Memorabile è la lezione di moralità politica di Jacques Delors, che preferì rinunciare alla candidatura alle presidenziali del 1995, perché non avrebbe potuto dar vita, alle successive elezioni legislative, a una maggioranza parlamentare coerente.

Quasi quindici anni di bipolarismo immaturo hanno ormai reso assai sensibile anche l'elettorato italiano su questo punto: non solo per propria scelta dunque, ma anche per una precisa esigenza di sintonia con il Paese, qualunque sarà il sistema elettorale che avremo in futuro, il Pd non potrà presentarsi alle elezioni all'interno di coalizioni disomogenee sul piano programmatico. Piuttosto, dovrà accettare il rischio, o sperimentare l'opportunità, di correre da solo.

Il Partito democratico nasce anche per rompere una falsa alternativa: quella tra governabilità e democrazia. Come non ha senso considerare la sfida del governo come un limite alla partecipazione democratica, allo stesso modo è un errore pensare di poter affrontare le resistenze che si oppongono alle riforme riducendo, anziché allargando, gli spazi di esercizio della cittadinanza. Il Pd al quale penso è un partito che intende mettere al servizio di un incisivo programma riformatore tutta la forza della partecipazione democratica, la mobilitazione delle energie intellettuali e morali, civili e politiche, delle quali dispone una società viva come quella italiana. Non c'è altra strada per fare le riforme: non si può immaginare di dare alla politica la forza necessaria a far prevalere gli interessi generali sulla tirannia di quelli particolari, corporativi, microsettoriali, senza conferirle una nuova legittimazione democratica.

Per questo il Partito democratico dovrà essere un partito davvero nuovo. Perché dovrà pensarsi non più come un bene privato, di proprietà della comunità chiusa, per quanto larga possa essere, dei suoi fondatori, dei suoi dirigenti, dei suoi militanti. Ma al contrario come una istituzione civile, che svolge una funzione pubblica e che come tale appartiene a tutti i cittadini che intendono abitarlo. Questo è del resto il modo di intendere i partiti proprio delle grandi democrazie: le quali, non a caso, dispongono di pochi, grandi partiti politici, il ciclo di vita dei quali si misura in svariati decenni, quando non in secoli. Uno dei sintomi più preoccupanti della grave malattia che affligge la democrazia italiana è invece proprio la proliferazione di tanti, piccoli ed effimeri soggetti politici, che è perfino improprio definire partiti, almeno nel senso europeo (per non dire nordamericano) del termine, e che per la loro spiccata vocazione oligarchica, quando non familistica, è ancor più difficile descrivere come democratici.

Il Partito democratico nasce per segnare una discontinuità profonda con questo stato di cose. Non a caso si è deciso di fondare il partito nuovo, non sulla base del semplice mandato dei partiti preesistenti e neppure a partire da un appello di uno o più leader, bensì attraverso un vero e proprio "big-bang" democratico: l'elezione di un'assemblea costituente e di un segretario da parte di tutti i cittadini che si dichiarano interessati a contribuire a questa straordinaria impresa collettiva. Di conseguenza, il prossimo 14 ottobre, giorno stabilito per le elezioni costituenti, nascerà un partito che non sarà di proprietà privata di qualcuno, ma si proporrà come un'istituzione della democrazia italiana, a disposizione di tutti i cittadini che, riconoscendosi nei suoi orientamenti di fondo, vogliano utilizzarlo "per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale", come recita l'articolo 49 della Costituzione.

Il codice genetico col quale nasce il Pd determina necessarie coerenze rispetto allo sviluppo della sua forma-partito, del suo modello politico-organizzativo. Innanzi tutto, il "big-bang" democratico non potrà restare un unicum irripetibile, ma dovrà diventare la regola generale con la quale saranno prese le decisioni più importanti, a cominciare da quelle che riguardano la selezione della leadership, a tutti i livelli, e più in generale delle candidature, in modo da garantirne la effettiva contendibilità. In secondo luogo, e in coerenza con la natura di partito "a vocazione maggioritaria", a regime la leadership di partito dovrà coincidere con la premiership, o con la candidatura a premier, come avviene in tutte le grandi democrazie europee. Terza, necessaria coerenza, il Pd dovrà essere un partito federale, in grado di dare espressione alla diversità delle realtà territoriali: non ci dovranno essere sezioni "periferiche" di un partito centralizzato, ma una rete di partiti territoriali federati, profondamente radicati nelle società locali, anche se culturalmente aperti a una prospettiva nazionale, europea e globale. Infine, le modalità di associazione e di militanza dovranno essere le più varie e flessibili, secondo un modello a rete, che valorizzi le sezioni territoriali come i circoli di ambiente, le associazioni culturali come le forme più innovative di contatto telematico: è anche in questo modo che il Partito democratico potrà contribuire a portare all'impegno e all'assunzione di responsabilità politiche più donne e più giovani.

Walter Veltroni - Prefazione al libro “La nuova stagione” (Rizzoli) di imminente uscita


Che cos’è un centrosinistra di nuovo conio?

di FRANCESCO RUTELLI

Nuovo conio. Significa battere la stessa moneta con un conio nuovo? Certamente, se parliamo della Zecca. Ma nella politica italiana si tratta di coniare una moneta nuova. Per intenderci, come passare dalla lira all’euro.
Le frettolose repliche polemiche alle ipotesi di «alleanze di nuovo conio» per i futuri governi di centrosinistra finora non hanno colto il punto. Fotografano l’esistente. Che non è soddisfacente. Ignorano le grandi potenzialità che può schiudere la nascita del Partito democratico; anzi, si affannano a cercare di sbarrare la strada a quello che sarà naturaliter un più che probabile sbocco per il Pd: decidere le alleanze in base al progetto in campo per governare e cambiare questo paese.
Non più constatare l’estrema difficoltà di governare e cambiare l’Italia se l’alleanza non dovesse rispondere al progetto, se l’esperienza non dovesse rispondere al dovere e alle attese di coraggiose riforme. Perché, senza riforme coraggiose, l’Italia è condannata a non crescere, a restare indietro.
Questa condanna noi la vogliamo ribaltare. Agiremo subito, cominciando col contribuire alle proposte per l’agenda del governo, a partire dalla manovra economica dell’autunno.
Che primarie sarebbero, senza proposte chiare sulle grandi questioni su cui si misura il paese? Abbiamo detto una verità semplice: gli alleati di oggi – che dureranno per la legislatura, secondo l’impegno preso con gli elettori – non è detto che lo siano a vita. Dipende dalla sinistra più radicale, se continuerà a isolarsi, a cercare una caratterizzazione su temi troppe volte conservatori e talvolta del tutto minoritari. Attenzione: non in minoranza tra i “moderati” o “la borghesia”, come si diceva un tempo: minoritari nel popolo, nei ceti popolari. Ci auguriamo sinceramente che il confronto tra queste forze si risolva per il meglio: con un chiaro orientamento per il governo.
Ma le decisioni strategiche, che cambieranno lo scenario della politica, dipenderanno dalle scelte del Pd. Un partito nuovo non nasce per registrare la media aritmetica delle posizioni in campo: rivolge una sfida. Se vogliamo che questa sfida recuperi e accresca i consensi, non chiudiamoci nel nostro recinto. Troppe volte è un recinto immaginario, riservato agli addetti ai lavori. Entriamo nei grandi spazi aperti del paese. C’è una società che cambia velocemente: è in bilico, ma oggi propende a farsi guidare da una destra populistica, coltivatrice dei mille particulare italiani.
Negli anni a venire, l’alternativa al ritorno della destra non potrà che essere un centrosinistra di nuovo conio. Il Partito democratico dovrà dimostrare di saper fare la sua parte: avere idee, progetti, capacità
di organizzazione e soprattutto capacità di ampliare il consenso. I segni si vedranno già nella competizione delle prossime settimane.

Francesco Rutelli - “Europa”, 25 agosto 2007

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